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Campagna “Sotuttodite”: per una filiera della moda trasparente

Gli obiettivi
Firenze è la capitale del lusso con la presenza di tutte le principali Griffe della pelletteria e della moda: ma la produzione di scarpe, borse, abiti avviene lungo una filiera non tracciata, dove si nascondono fenomeni di illegalità e sfruttamento del lavoro.
La Filctem Cgil di Firenze dopo anni di lavoro sindacale su questi temi decide di lanciare una campagna pubblica: la campagna sotuttodite, per una filiera trasparente dove non possa nascondersi illegalità e sfruttamento.

L’obiettivo della campagna è sensibilizzare l’opinione pubblica e costruire una coalizione per agire su due fronti: da una parte rafforzare il negoziato con le aziende, per rendere pubblica la loro catena di fornitura, e dall’altra con le Istituzioni, affinchè adottino misure per la trasparenza e azioni di controllo volte ad affermare la legalità e la qualificazione del lavoro.
In particolare nel dicembre 2014 era stato siglato sulla pelletteria una prima intesa con la regione toscana e le organizzazioni di rappresentanza (protocollo d’intesa per la legalità e qualificazione della pelletteria in Toscana, firmato il 23/1272014 dal presidente della Regione Enrico Rossi e dai rappresentanti di Confindustria, Cna e dai sindacati di settore Filtem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil).
Si trattava quindi di dare corpo e forza a quell’intesa.

Contenuti e fasi della campagna

La presentazione e le prime cartoline
La campagna è stata presentata nel luglio 2016 con una sfilata “trasparente” davanti all’esposizione di Pitti Immagine. Sono state distribuite le cartoline di lancio della campagna ed è stato attivato il sito www.sotuttodite.org. Successivamente è stato lanciato un appello sottoscritto da alcune personalità del territorio e da centinaia di persone sensibili al tema attraverso i canali della rete.

L’appello

Ogni giorno indossiamo abiti, scarpe, borse, portafogli, senza sapere molto di loro.
Sono il nostro oggetto di culto, abbiamo una storia con loro, ma non sappiamo nulla della loro storia.
Dove sono stati fabbricati? Da quali mani e soprattutto in quali condizioni?
Eppure l’assenza di una vera e propria tracciabilità dei prodotti rischia di distruggere la miniera di sapere che caratterizza la manifattura del nostro Paese, storicamente organizzata in filiere di piccole aziende artigiane, per lo più aggregate in territori ad alta vocazione, come ad esempio, la pelletteria a Firenze. Ma chi può controllare che la catena di fornitura non si sposti verso chi offre un minor prezzo, perché sceglie la strada dell’illegalità e sfrutta i lavoratori in Italia o all’estero? Questa insidia purtroppo è sempre più presente, in assenza di regole, trasparenza, controlli.
Per questo facciamo appello a tutti coloro che hanno a cuore il valore del lavoro, la ricchezza del sapere artigiano, i diritti umani e dei lavoratori in qualsiasi angolo del mondo, la legalità e la trasparenza del sistema economico, per coalizzarci e batterci affinché le filiere della moda siano tracciabili, controllate e quindi sostenibili.
Proponiamo a tutti voi di sottoscrivere questo appello a sostegno della campagna #sotuttodite.org e attivarci assieme per rafforzare una sensibilità collettiva su questi temi e per chiedere alle Istituzioni e imprese, a partire dagli attori del territorio fiorentino, un meccanismo che metta in trasparenza la catena di fornitura. Perché la trasparenza non è reato.

I lavoratori fiorentini ci mettono la faccia

Trasparenza e legalità sono essenziali per proteggere il sapere artigiano che caratterizza fortemente le filiere territoriali e che contraddistingue il lavoro in questo settore, un sapere che rischia di scomparire con i processi di dequalificazione.
Per questo anche i lavoratori fiorentini del settore si sono mobilitati “mettendoci la faccia” e raccontando il loro sapere artigiano: come Alessio, tagliatore di pellami, che ci ricorda come “una macchina governata da un computer non potrà mai fare questo lavoro, il cui carattere artigianale è fondamentale”; oppure Monica, modellista, secondo lei “lo stilista è come un pittore e noi realizziamo le sue creazioni”; o ancora Mara, banchista, per lei “assemblare una borsa è come mettere insieme un puzzle”; ed Enrica che fa la sarta ed ha “imparato il mestiere dopo anni di esperienza in un laboratorio artigiano”.
Vengono quindi prodotte e diffuse nei social e nei canali di informazione online delle cartoline con le singole storie.

La coalizione

Si stabilisce una collaborazione con altri soggetti: dal mondo dei consumatori (con le organizzazioni Acu e Federconsumatori), alle realtà studentesche e associative del territorio (Udu, Arci, Libera, Maniteste) fino ad una stretta collaborazione con la Campagna Abiti Puliti facente parte del network internazionale Clean Clothes Campaign. Si elaborano linee guida sulla trasparenza per le azioni future della campagna.

Il convegnoLa filiera trasparente nel settore moda”

Dopo una fase di negoziati con la Regione Toscana vede la luce una delibera di Giunta che individua un dispositivo volontario per promuovere la tracciabilità delle filiere della pelletteria. Nel frattempo si rafforza la relazione con la campagna Abiti Puliti con la petizione internazionale #GoTransparent nell’ambito della campagna “Step Up/Fai un Passo Avanti” che vede il coinvolgimento anche del sindacato internazionale.
Per fare il punto sul tema la Filctem Cgil e la Campagna Abiti Puliti promuovono il convegno “La filiera trasparente nel settore moda” coinvolgendo le istituzioni regionali e nazionali e le organizzazioni di rappresentanza del settore.

Published inOrganizing ed esperimenti sindacali

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