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Metropolitiamo? il sindacato e la città

Il progetto “Metropolitiamo? Visioni e Azioni per la Città Metropolitana”

“Metropolitiamo? Visioni e Azioni per la Città Metropolitana” è un progetto che la Cgil di Firenze ha promosso ad inizio 2017 per attivare e mettere in relazione energie (interne ed esterne) sulle politiche dell’area metropolitana fiorentina.
Il progetto trova origine dalla nascita delle Città Metropolitane e dall’esigenza della Cgil fiorentina di proporre all’attenzione del dibattito pubblico una propria idea di Città Metropolitana, da costruire attraverso un percorso partecipato.
“Metropolitiamo?” è infatti un invito rivolto a tutta la cittadinanza, un gioco di parole per esercitarsi nella dimensione metropolitana con l’idea di costruire innanzitutto una comunità metropolitana, fatta di bisogni e aspirazioni comuni. La stessa campagna di comunicazione ha utilizzato una grafica che restituisse un messaggio di connessione quale valore comune (tra territori e tra persone). Accanto alla necessità di individuare una visione (o meglio un’insieme di visioni) si decide di elaborare delle azioni (quelle che in gergo sindacale possiamo chiamare vertenze) che possano diventare, anche attraverso alleanze con i vari soggetti sociali, delle vere e proprie battaglie territoriali.

Il percorso

Tutto questo attraverso un percorso che ha visto tre momenti pubblici per declinare la Città Metropolitana: Accogliente, Sostenibile, Innovativa.
Tre giornate aperte alla partecipazione della cittadinanza e divise in due momenti: la mattina una plenaria per presentare le visioni e il pomeriggio dei laboratori per progettare le azioni.
Le visioni sono state raccontate da esperti provenienti da altre Città Metropolitane (Barcellona, Milano, Friburgo, Eindhoven), dal mondo dell’università, dall’associazionismo, con uno sguardo rivolto al dibattito e alle esperienze europee. Le azioni progettate nei laboratori hanno visto la luce anche grazie alla partecipazione dei soggetti attivi nel territorio (associazioni, comitati etc.).
Per svolgere le tre giornate sono stati scelti luoghi non istituzionali e simbolici: lo spazio sociale e coworking “Impact Hub” per la Città Accogliente, il “Centro Rogers” (frutto di una rigenerazione urbana) per la Città Sostenibile, la scuola tecnica “ITI Leonardo da Vinci” per la “Città Innovativa”.
Le tre giornate sono state precedute da un percorso di elaborazione con gruppi di lavoro che hanno coinvolto fuzionari e delegati delle categorie che operano sul tema e in alcuni casi anche funzionari e delegati che esprimevano un proprio interesse o una personale competenza su gli argomenti oggetto di discussione. Per ogni argomento sono state convocati una media di tre incontri.
Successivamenti sono stati coinvolte le realtà del territorio (in tutto sono state oltre 50 tra associazioni, enti, comitati) che hanno poi preso parte attiva alle tre giornate.
La partecipazione alle tre giornate è stata consistente ed ha visto la presenza non solo di funzionari, delegati, attivisti della Cgil ma anche di tanti lavoratori/cittadini interessati, venuti a contatto con l’evento attraverso il progetto di comunicazione. Era stato infatti attivato un sito web, canali social ed una newsletter attraverso cui inviare i report dei lavori e tenere aggiornati tutti i partecipanti.

I risultati

Le singole giornate avevano l’obiettivo di restituire una visione generale e quattro azioni da progettare nei laboratori del pomeriggio. I laboratori hanno prodotto dei report puntuali. Successivamente la Cgil di Firenze ha fatto proprie queste proposte mediante l’approvazione dei report da parte del Comitato Direttivo insieme ad un documento conclusivo. Si è conclusa così la prima fase del progetto dotando la Cgil di proposte condivise e progettate insieme alle realtà del territorio.

Le sfide aperte

Questa prima fase del progetto ha sperimentato pratiche non usuali e posto alcune sfide all’organizzazione rispetto all’esercizio della propria funzione di sindacato confederale:

  1. Attivare le competenze di lavoratrici/ori per declinarle in una visione generale.
    Fare questo significa valorizzare il lavoro nella propria funzione sociale, quale servizio alla collettività (pensiamo al lavoro nel sociale, trasporti, costruzioni, servizi etc..). La stessa interazione dei membri dell’organizzazione in qualità da una parte di “produttori” e dall’altra di “utenti/consumatori” può concretamente determinare un’idea comune sullo sviluppo della città. La crisi di identità del lavoro è infatti figlia anche della crisi di una visione generale, della funzione sociale che il lavoro stesso può svolgere e della partecipazione attiva dei lavoratori a questo processo.
    Inoltre non dimentichiamo il patrimonio di competenze che possiede il lavoro e quindi la forza e la ricchezza che un sindacato generale potrebbe esercitare nei processi di lettura dei combiamenti e nel governo di questi anche nell’ambito territoriale.

  2. Attivare i bisogni di lavoratrici/ori nella loro dimensione sociale.
    L’enorme patrimonio di militanza interna alla Cgil può essere attivata non solo nella dimensione lavorativa, ma anche nella dimensione sociale. Così si scopre che un delegato o un iscritto che entra in Camera del Lavoro è un lavoratore di una categoria, ma anche un genitore, figlio, abitante di un quartiere, pendolare, sfrattato, immigrato etc.. presenta quindi una pluralità di interessi e bisogni che compongono l’identità della sua “persona”. Pertanto si può riscontrare un terreno fertile di attivazione capace anche di recuperare nella dimensione confederale quella rappresentaza segmentata e frammentata che riscontriamo nella dimensione lavorativa e quindi categoriale.

  3. Coinvolgere appieno la potenziale militanza esterna.
    Il sindacato non è autosufficiente sopruttutto se si tratta di battaglie territoriali e sociali. Da qui il tentativo di costruire coalizioni su singole vertenze e la condivisione di un percorso programmatico sul futuro del territorio. Lo stesso tentativo di apertura alla partecipazione dei singoli matura nella consapevolezza che oggi i soggetti politici e sociali sono sempre meno attrattivi e quindi non esauriscono al loro interno la potenziale domanda di attivazione su singole battaglie.

  4. Esercitarsi in un’azione confederale che rafforza tutti.
    Talvolta l’interesse di rappresentanza categoriale vissuta in un’ottica difensiva appare in conflitto con il rafforzamento della dimensione confederale. In questo modo però le battaglie per i legittimi interessi di lavoratrici/tori smarriscono la forza dei “produttori”, quali attori fondamentali dello sviluppo collettivo. Infatti le battaglie delle singole catogorie trovano necessariamente forza dalla relazione solidale tra di loro, soprattutto quando questa relazione produce anche una visione strategica coinvolgendo chi usufruisce di quel “prodotto/servizio”. Questo salto di qualità diventa necessario soprattuto in una stagione in cui il lavoro è messo ai margini grazie a continue contrapposizioni di interessi dovute all’abbassamento complessivo dei diritti collettivi.

  5. Costruire l’azione sindacale confederale
    Queste sfide pongono la necessità di una struttura confederale non solo dedita al coordinamento delle vertenze categoriali e al governo della “casa comune”, ma anche promotrice di un’azione propria, guardando all’origine delle Camere del Lavoro quali luoghi di incontro, elaborazione comune, azione mutualistica, rivendicazione sociale. Occorrono quindi forme che travalichino la rigida organizzazione verticale e categoriale (integrandola).

    Materiali
    Report azioni
    Invito  Città Metropolitana Accogliente
    Invito  Città Metropolitana Sostenibile
    Invito  Città Metropolitana Innovativa
    Playlist video di apertura

Published inDiario sindacaleOrganizing ed esperimenti sindacali

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